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Cristiano Poli Cappelli: 

TANSMAN COMPLETE MUSIC FOR SOLO GUITAR

 (Brilliant Classics)

‍Nel percorso creativo di Alexandre Tansman, la chitarra occupa uno spazio particolare, apparentemente laterale rispetto alla vastità del suo catalogo, ma di grande importanza per la storia dello strumento nel Novecento. Compositore polacco naturalizzato francese, figura cosmopolita e colta, Tansman seppe unire memoria nazionale, chiarezza neoclassica, sensibilità armonica moderna e un gusto melodico sempre riconoscibile. La sua musica per chitarra nasce in gran parte dal rapporto con Andrés Segovia e appartiene a quella stagione in cui lo strumento, grazie alla collaborazione con alcuni dei maggiori compositori del secolo, conquistava una nuova dignità concertistica.

‍Il progetto dedicato all’integrale delle musiche per chitarra sola permette di osservare questo repertorio come un corpus coerente, non come una semplice successione di pagine occasionali. Tansman non fu chitarrista, ma comprese con grande finezza il carattere dello strumento: la sua capacità di cantare, di evocare danze antiche e popolari, di costruire piccoli mondi armonici, di unire intimità e chiarezza formale. La chitarra diventa nelle sue mani uno strumento di memoria, capace di far convivere la nostalgia della Polonia, la raffinatezza francese e una scrittura sempre controllata, limpida, elegante.

‍Uno degli aspetti più affascinanti del linguaggio di Tansman è proprio l’equilibrio tra modernità e tradizione. La sua musica non cerca la rottura radicale, né l’effetto sperimentale, ma una forma di modernità misurata, nella quale l’armonia si arricchisce di colori inattesi e la forma conserva sempre proporzione e chiarezza. In questo senso, la chitarra si rivela uno strumento ideale: la sua natura intima permette di cogliere le sfumature, i cambi di colore, le piccole tensioni interne, senza bisogno di gesti esteriori o virtuosismi appariscenti.

‍La Mazurka rappresenta uno dei punti di partenza più significativi di questo percorso. Il riferimento alla danza polacca non è semplice citazione nazionale, ma memoria affettiva, richiamo a un mondo interiore che attraversa molta della produzione di Tansman. La pulsazione della mazurka, con le sue leggere irregolarità e il suo carattere insieme elegante e malinconico, viene trasformata in una pagina di grande misura, nella quale la chitarra canta e danza senza perdere mai compostezza.

‍La Cavatina è probabilmente una delle opere più conosciute e amate del catalogo chitarristico di Tansman. Nei suoi diversi movimenti emerge con chiarezza la capacità del compositore di costruire una piccola suite di caratteri, nella quale ogni episodio possiede un profilo autonomo. Il Preludio introduce un clima di nobile semplicità; la Sarabande guarda alla danza antica con una gravità raccolta; lo Scherzino alleggerisce il discorso con eleganza e mobilità; la Barcarolle apre uno spazio più cantabile e ondulante; la Danza pomposa conclude il ciclo con un carattere brillante, ma sempre controllato. È una musica in cui la forma breve acquista piena dignità poetica.

‍La Suite in modo polonico costituisce uno dei momenti più importanti dell’intera produzione per chitarra. Il titolo indica chiaramente il legame con la Polonia, ma anche qui Tansman evita ogni folklore esteriore. Entrée, Gaillarde, Kujawiak, Tempo di Polonaise, Kolysanka, Rêverie, Alla Polacca e Oberek formano un percorso nel quale danza, memoria e stilizzazione si intrecciano continuamente. La tradizione popolare viene filtrata attraverso una scrittura colta, raffinata, quasi neoclassica, nella quale ogni riferimento nazionale diventa materiale poetico e non semplice colore.

‍Particolarmente suggestiva è la presenza delle Kolysanki, legate al mondo della ninna nanna. In queste pagine la chitarra sembra farsi voce domestica, intima, affettuosa. La memoria della terra d’origine non assume un tono retorico, ma si manifesta come canto trattenuto, come immagine lontana, come ricordo trasformato in suono. Accanto a questi momenti più raccolti, l’Oberek o l’Alla Polacca restituiscono invece il lato più ritmico e danzante della scrittura, mostrando quanto Tansman sappia alternare malinconia e vitalità, eleganza e impulso popolare.

‍Le Variations sur un thème de Scriabine aprono una dimensione diversa, più complessa e introspettiva. Il riferimento a Scriabin porta con sé un mondo armonico più inquieto, visionario, spirituale. Tansman non si limita a variare un tema, ma lo osserva da prospettive diverse, trasformandone progressivamente il carattere e facendone emergere possibilità melodiche, armoniche e timbriche. La chitarra è chiamata qui a sostenere un discorso più ampio e più astratto, nel quale la variazione diventa ricerca, esplorazione, metamorfosi.

‍In opere come Hommage à Chopin o Hommage à Lech Wałęsa il rapporto con la Polonia diventa ancora più esplicito. Chopin rappresenta naturalmente una figura centrale per ogni compositore polacco, ma in Tansman l’omaggio non assume mai la forma dell’imitazione. È piuttosto un riconoscimento poetico, un dialogo a distanza con una tradizione fatta di canto, danza, malinconia e raffinatezza armonica. L’omaggio a Wałęsa, invece, porta il riferimento storico e civile dentro una dimensione musicale sobria, nella quale la memoria collettiva viene trasformata in gesto strumentale.

‍Le Inventions pour guitare, omaggio a Bach, mostrano un altro volto del compositore. Qui Tansman guarda alla scrittura contrappuntistica e alla chiarezza della forma antica, ma la traduce in un linguaggio moderno e pienamente chitarristico. Passepied, Sarabande, Sicilienne, Toccata a due voci e Aria rivelano un gusto per la linea, per la costruzione, per l’equilibrio delle parti. La chitarra non è trattata come strumento soltanto armonico o melodico, ma come spazio polifonico, capace di sostenere un pensiero ordinato e trasparente.

‍Altre pagine, come la Sonatina, la Pièce en forme de passacaille, il Pezzo in modo antico, le Pièces brèves o i Quattro tempi di mazurka, confermano la varietà del mondo tansmaniano. Il compositore passa con naturalezza dalla forma antica alla miniatura, dalla danza alla pagina meditativa, dalla stilizzazione storica al frammento di carattere. Tutto però resta unificato da una scrittura elegante, da un senso della misura e da una costante attenzione alla qualità del suono.

‍La difficoltà principale di questo repertorio non è soltanto tecnica. Naturalmente molte pagine richiedono controllo, chiarezza delle voci, precisione ritmica e padronanza del fraseggio; ma la vera sfida è stilistica. La musica di Tansman chiede equilibrio: non va appesantita, ma nemmeno resa superficiale; non va trasformata in puro salotto, ma neppure irrigidita in una lettura troppo astratta. Occorre far convivere danza e pensiero, memoria e forma, cantabilità e costruzione.

‍In questo senso, l’integrale per chitarra sola rivela la profondità di un repertorio spesso conosciuto attraverso poche pagine celebri. Ascoltate nel loro insieme, queste opere mostrano un compositore capace di offrire alla chitarra un linguaggio riconoscibile, raffinato e pienamente concertistico. Tansman non scrive per impressionare attraverso effetti esteriori, ma per costruire piccoli universi sonori nei quali ogni gesto possiede una funzione, ogni danza una memoria, ogni forma antica una nuova vita.

‍Il valore del disco sta dunque nel restituire alla chitarra una parte essenziale del suo Novecento. Attraverso Tansman si comprende come lo strumento abbia potuto entrare in dialogo con la grande cultura musicale europea senza perdere la propria natura intima e idiomatica. La chitarra diventa qui voce cosmopolita: polacca nella memoria, francese nella raffinatezza, moderna nell’armonia, universale nella capacità di parlare attraverso la forma breve e il canto.

‍Questa pubblicazione permette quindi di ascoltare Alexandre Tansman non soltanto come autore di alcune pagine entrate stabilmente nel repertorio, ma come una figura centrale nella costruzione della chitarra moderna. La sua musica unisce eleganza, nostalgia, chiarezza formale e sottile inquietudine armonica, offrendo allo strumento un repertorio di grande nobiltà. Un’integrale che invita a riconsiderare Tansman come una delle voci più raffinate e necessarie della letteratura chitarristica del Novecento.

 

Assolo Produzioni Musicali

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