Carlo Geraci: RARE NARRAZIONI
(Da Vinci Classics)
Il progetto Rare Narrazioni si muove in una zona particolare del repertorio chitarristico contemporaneo: quella delle opere rare non soltanto perché poco eseguite o difficilmente collocabili nei programmi abituali, ma perché affidano alla chitarra una forma di racconto obliqua, frammentaria, spesso sospesa. In queste pagine lo strumento non è più soltanto voce lirica, virtuosistica o intimamente cantabile, ma diventa spazio di memoria, scena grafica, gesto teatrale, margine poetico e luogo d’incontro tra suono e parola.
Il programma riunisce Bruno Maderna, Francesco Pennisi, Sylvano Bussotti, Mattia Dattolo e Hans-Jürgen Gerung, delineando un percorso di grande interesse nella modernità europea tra secondo Novecento e contemporaneità. Non si tratta di una semplice raccolta di brani poco frequentati, ma di un itinerario coerente, nel quale la chitarra viene osservata da prospettive molto diverse: come linea solitaria e drammatica, come miniatura rarefatta, come partitura visiva, come teatro della voce, come diario sonoro.
Bruno Maderna occupa in questo percorso una posizione iniziale quasi emblematica. Figura centrale dell’avanguardia europea del dopoguerra, protagonista della stagione di Darmstadt, direttore d’orchestra, compositore e sperimentatore nel campo della musica elettronica, Maderna seppe unire rigore linguistico e libertà immaginativa, modernità radicale e memoria storica. Y Después, sua unica opera per chitarra sola, appartiene all’ultima fase creativa del compositore e fu scritta per Narciso Yepes e per la sua chitarra a dieci corde. In questa pagina la chitarra diventa una voce tesa, nervosa, quasi lacerata, nella quale il riferimento iberico suggerito dal titolo non si traduce in colore esteriore, ma in una monodia intensa e drammatica, come se ogni gesto cercasse una parola prima ancora del discorso.
Con Francesco Pennisi il racconto assume una forma più segreta e concentrata. Siciliano di nascita e romano d’adozione, compositore e pittore, tra i fondatori di Nuova Consonanza, Pennisi costruì un linguaggio appartato, raffinatissimo, sospeso tra modernità e misura classica, tra miniatura e vertigine metafisica. La sua scrittura sembra spesso nascere dal dettaglio: un attacco, una risonanza, un silenzio, un intervallo appena accennato. Intermezzo, dedicato a Vincenzo Saldarelli, appartiene a questo mondo di estrema concentrazione. La chitarra non viene trattata come strumento da esibire, ma come spazio sottile di riflessione, quasi un disegno sonoro nel quale ogni segno acquista peso e necessità. Il titolo stesso rimanda a un’idea di sospensione, di intervallo, di tempo trattenuto.
Con Sylvano Bussotti la chitarra entra invece in una dimensione apertamente scenica. Pochi compositori del secondo Novecento hanno incarnato con altrettanta forza l’idea di arte totale: musica, disegno, parola, corpo, teatro e gesto performativo convivono nella sua opera in modo inscindibile. In Bussotti la partitura non è mai soltanto un supporto per il suono, ma un luogo visivo, simbolico e teatrale. Ultima Rara e Nuvola Barocca mostrano due aspetti complementari di questo universo. La prima, dedicata a Siegfried Behrend e sottotitolata Pop Song, gioca con l’idea stessa di confessione, canzone e rito, chiedendo all’interprete non soltanto di suonare, ma di abitare uno spazio scenico fatto di segni, fonemi e gesti. Nuvola Barocca appare invece come una riflessione più distillata e interiore: il barocco non è uno stile da ricostruire, ma una memoria lontana, una forma sospesa, una nube di ornamenti e frammenti che riaffiorano nel presente.
Il passaggio a Mattia Dattolo sposta il centro del disco verso la contemporaneità più recente. Maliditta Vucca, dedicata a Carlo Geraci su testo di Giusy Bifarella e qui presentata in prima registrazione, introduce con particolare evidenza il rapporto tra chitarra e parola poetica. Il titolo dialettale, la presenza di un testo e la scelta della chitarra sola aprono una soglia di forte oralità, come se la voce abitasse già dentro la materia dello strumento prima ancora di diventare suono pronunciato. In questa pagina la chitarra sembra custodire una memoria fonetica, un’energia verbale trattenuta, un rapporto con la lingua che non è semplice accompagnamento ma radice stessa del gesto musicale.
Hans-Jürgen Gerung porta infine il tema della narrazione verso una forma ancora più esplicita. Compositore, chitarrista, editore e promotore di progetti nei quali musica, grafica, letteratura e strumenti a pizzico si intrecciano, Gerung costruisce intorno alla chitarra un vero laboratorio intermediale. In 88-97, per chitarra e voce recitante, la narrazione non è più soltanto evocata o sottintesa, ma entra direttamente nello spazio dell’ascolto. Il titolo, quasi archivistico, suggerisce una sequenza di documenti, pagine, frammenti, memorie. La voce non viene semplicemente accompagnata dalla chitarra: viene circondata, interrotta, contraddetta, prolungata dalle sue risonanze. Lo strumento diventa così pagina sonora, diario, dossier, luogo in cui il testo si trasforma in gesto e memoria.
Ciò che tiene insieme un percorso così articolato è proprio l’idea di narrazione affidata alla chitarra. In Maderna essa si manifesta come linea ardente e allusiva, legata a un altrove spagnolo più immaginato che descritto. In Pennisi si ritrae nel dettaglio, nella punteggiatura più delicata del suono. In Bussotti si espande nel teatro, nel segno grafico e nel corpo dell’interprete. In Dattolo si rinnova attraverso il rapporto con il testo e con una nuova oralità. In Gerung diventa dialogo concreto con la voce parlata, trasformando l’ascolto in un’esperienza narrativa esplicita e insieme frammentaria.
Il titolo Rare Narrazioni appare dunque particolarmente preciso. Rare sono queste opere perché poco frequentate, eccentriche rispetto al canone chitarristico e spesso collocate ai margini della grande storiografia dello strumento. Ma rare sono anche le forme di racconto che esse custodiscono: non descrittive, non lineari, non semplicemente illustrative. Sono narrazioni fatte di tracce, di allusioni, di segni, di frammenti, di silenzi. La chitarra non racconta “storie” nel senso tradizionale, ma lascia emergere immagini mentali, gesti sospesi, residui di memoria.
Il valore del progetto sta proprio nel mostrare una chitarra diversa da quella più consueta: non soltanto strumento di canto, virtuosismo o intimità, ma strumento di scrittura. Ogni opera lascia sulla sua superficie una traccia differente: grafica, teatrale, poetica, fonetica, memoriale. Ascoltate in successione, queste pagine compongono una storia europea della corda solitaria, narrata da compositori che hanno saputo fare della chitarra un luogo di pensiero e non soltanto di espressione.
Rare Narrazioni è quindi un disco di grande significato culturale, perché invita a riconsiderare il repertorio raro non come semplice curiosità, ma come spazio necessario di scoperta. In queste opere la rarità non è marginalità, ma possibilità di ascoltare ciò che il repertorio più stabilizzato tende spesso a lasciare nell’ombra. La chitarra appare qui come archivio vivo del presente, capace di trasformare il segno scritto in gesto corporeo, il frammento in racconto, il silenzio in tensione poetica.
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