Duo Fortunato - Perciballi:
PRESTI Complete Music for 2 Guitars
(Brilliant Classics)
La musica per due chitarre di Ida Presti occupa un posto di assoluto rilievo nella storia del repertorio chitarristico del Novecento. Bambina prodigio, concertista di straordinario talento e poi protagonista, insieme ad Alexandre Lagoya, di uno dei duo più celebri della storia della chitarra, Presti ha lasciato un catalogo non vastissimo ma estremamente significativo, nel quale lo strumento viene trattato con una naturalezza, una brillantezza e una ricchezza sonora fuori dal comune.
Il progetto discografico di Salvatore Fortunato e Fabio Perciballi dedicato all’integrale delle opere per due chitarre di Presti assume quindi un valore particolarmente importante. Non si tratta soltanto di raccogliere in un’unica pubblicazione un repertorio raro o poco frequentato, ma di restituire centralità a una figura che ha contribuito in modo decisivo a definire il suono moderno del duo chitarristico. In queste pagine la chitarra non è mai pensata come semplice raddoppio di sé stessa, ma come organismo cameristico vero e proprio, capace di dialogo, contrasto, equilibrio e ampiezza timbrica.
Ida Presti conosceva la chitarra dall’interno con una profondità assoluta. La sua scrittura nasce da una familiarità fisica con lo strumento, da una conoscenza istintiva delle sue possibilità tecniche e sonore, ma non si limita mai al gesto idiomatico. Al contrario, nelle opere per due chitarre si avverte continuamente il desiderio di ampliare lo spazio sonoro, di moltiplicare le voci, di creare un gioco di riflessi nel quale le due parti si inseguono, si completano, si rispondono e a volte sembrano fondersi in un unico strumento più ampio.
La Hongroise apre idealmente il percorso con una pagina di grande vitalità, nella quale il riferimento al carattere ungherese viene trasformato in energia ritmica, slancio virtuosistico e vivacità teatrale. La scrittura sfrutta con intelligenza il dialogo tra le due chitarre, alternando episodi brillanti, accenti marcati e momenti di più ampia cantabilità. È una musica che mostra subito il gusto di Presti per il movimento e per il colore, ma anche la sua capacità di costruire una forma efficace senza rinunciare alla spontaneità del gesto.
Il Prélude introduce invece una dimensione più raccolta e lirica. Qui la scrittura sembra cercare un equilibrio tra intimità e chiarezza formale, lasciando emergere la qualità più cantabile del duo. Le due chitarre non si limitano a dividersi melodia e accompagnamento, ma costruiscono insieme un tessuto morbido, fatto di risonanze, sfumature e respiri condivisi. In questa pagina si coglie uno degli aspetti più affascinanti di Presti: la capacità di ottenere una grande ricchezza espressiva attraverso mezzi apparentemente semplici.
La Tarantelle porta il discorso verso una brillantezza più esplicita. Il riferimento alla danza mediterranea diventa occasione per una scrittura rapida, nervosa, piena di energia. Il ritmo è il motore della pagina, ma non viene mai trattato in modo meccanico: la vitalità nasce dall’articolazione, dagli scambi tra le parti, dai contrasti dinamici e da quella leggerezza virtuosistica che appartiene profondamente al mondo di Presti.
Danse d’Avila ed Espagne riportano il programma verso una dimensione più iberica, ma sempre filtrata attraverso una sensibilità personale. In queste pagine il riferimento spagnolo non è semplice colore esteriore, ma diventa materia musicale: ritmo, accento, fraseggio, gioco delle risonanze, alternanza tra slancio e sospensione. La Spagna di Presti non è mai puramente descrittiva; è piuttosto una memoria sonora trasformata in scrittura brillante, elegante e profondamente chitarristica.
Bagatelle rappresenta uno dei momenti più interessanti del disco per il modo in cui un titolo apparentemente leggero nasconde una costruzione raffinata. La forma breve consente a Presti di concentrare in pochi minuti invenzione, chiarezza e spirito cameristico. Le due chitarre dialogano con estrema precisione, dando vita a una musica agile, luminosa, attraversata da un’ironia sottile e da una continua attenzione al dettaglio.
Danse gitane prosegue questa linea con un carattere più marcato e istintivo. Il riferimento gitano viene evocato attraverso il ritmo, l’accento e una certa libertà del gesto, ma senza cadere nell’effetto di maniera. La scrittura mantiene sempre controllo e misura, trasformando il colore popolare in energia concertistica. Anche in questo caso la difficoltà non è soltanto tecnica, ma stilistica: occorre conservare spontaneità senza perdere eleganza, forza ritmica senza appesantire il discorso.
Gli Études mostrano un altro aspetto fondamentale della produzione di Presti. Il termine “studio” non va inteso soltanto in senso didattico o tecnico: queste pagine esplorano problemi specifici dello strumento e del duo, ma li trasformano in musica compiuta. La tecnica diventa linguaggio, il lavoro sulle articolazioni, sulle posizioni, sulle risposte tra le due chitarre si traduce in un discorso vivo e comunicativo. In particolare, l’Étude fantasque rivela un gusto immaginativo, quasi capriccioso, nel quale virtuosismo e invenzione procedono insieme.
Berceuse à ma mère apre una dimensione più intima e affettuosa. Il titolo suggerisce un mondo privato, personale, legato alla memoria e alla tenerezza. La musica si muove con delicatezza, cercando un canto sospeso, una forma di dolcezza priva di sentimentalismo eccessivo. Le due chitarre creano uno spazio sonoro raccolto, nel quale il dialogo diventa quasi confidenza, respiro condiviso, memoria familiare trasformata in suono.
Chanson et jeux unisce invece cantabilità e leggerezza ludica. Il titolo contiene già due elementi fondamentali del linguaggio di Presti: da un lato la fiducia nella melodia, dall’altro il piacere del gioco strumentale. La musica canta e allo stesso tempo si muove, si diverte, cambia direzione, costruisce piccoli episodi nei quali l’equilibrio tra le due chitarre è essenziale.
La Sérénade e la Valse de l’an nouveau mostrano il lato più elegante e salottiero della scrittura di Presti, ma sempre con una qualità superiore rispetto alla semplice pagina d’occasione. La serenata diventa canto notturno, sospensione lirica, mentre il valzer conserva una grazia leggera e controllata. Anche quando Presti guarda a forme più tradizionali, la sua scrittura resta sempre viva, mobile, capace di trasformare un genere riconoscibile in una piccola scena musicale.
Il valore dell’integrale proposta da Salvatore Fortunato e Fabio Perciballi sta proprio nel mostrare la varietà e la coerenza di questo repertorio. Presti attraversa danze, studi, pagine liriche, brani di carattere e forme brevi con una naturalezza sorprendente, ma tutto appare unificato da una stessa idea sonora: le due chitarre come spazio di dialogo pieno, brillante e teatrale, non come semplice somma di due strumenti identici.
La difficoltà principale di queste opere non è soltanto virtuosistica. Naturalmente la scrittura richiede precisione, controllo ritmico, pulizia degli incastri e grande sicurezza tecnica; ma ciò che più conta è la capacità di dare alle due chitarre un respiro cameristico autentico. Ogni frase deve essere condivisa, ogni risposta deve avere un senso, ogni equilibrio dinamico deve nascere da un ascolto reciproco. In questo repertorio il duo è chiamato a suonare come un unico organismo a due voci.
Presti scrive per due chitarre con la consapevolezza di chi conosce non solo lo strumento, ma anche la scena del concerto. La sua musica possiede immediatezza comunicativa, brillantezza e fascino, ma non rinuncia mai alla qualità della costruzione. Dietro l’apparente facilità di molte pagine si nasconde una scrittura intelligente, capace di sfruttare al massimo le possibilità timbriche, ritmiche e polifoniche dell’organico.
Questo disco permette quindi di ascoltare Ida Presti non soltanto come una delle più grandi interpreti del Novecento chitarristico, ma anche come compositrice capace di offrire al duo di chitarre un repertorio originale, vitale e pienamente idiomatico. La sua musica non cerca la sperimentazione radicale, ma costruisce un mondo sonoro fatto di eleganza, energia, cantabilità, colore e intelligenza strumentale.
Presti: Complete Music for 2 Guitars restituisce dunque un’immagine viva e necessaria di un’autrice che merita di essere considerata non solo per il suo straordinario ruolo esecutivo, ma anche per il contributo dato alla letteratura dello strumento. Attraverso il lavoro di Salvatore Fortunato e Fabio Perciballi, queste pagine rivelano tutta la loro freschezza e la loro importanza storica: un repertorio luminoso, raffinato e profondamente chitarristico, capace di mostrare quanto il duo di chitarre possa essere non una formazione minore, ma un vero spazio cameristico di invenzione e poesia.
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