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Cristiano Poli Cappelli: CARLEVARO GUITAR MUSIC

 (Brilliant Classics)

‍Abel Carlevaro è una delle figure che hanno modificato più profondamente il modo di pensare, suonare e insegnare la chitarra nel Novecento. Compositore, interprete, didatta e teorico dello strumento, il musicista uruguaiano non si limitò ad ampliare il repertorio, ma propose una vera concezione della chitarra come organismo sonoro e corporeo, fondato su consapevolezza del gesto, controllo del suono, libertà del movimento e chiarezza del pensiero musicale.

‍Il progetto di Cristiano Poli Cappelli dedicato alla musica per chitarra di Carlevaro assume quindi un valore particolare. Non si tratta soltanto di affrontare un repertorio importante, ma di entrare in un mondo in cui tecnica e musica sono inseparabili. In Carlevaro ogni scelta strumentale nasce da un’idea sonora, ogni difficoltà tecnica corrisponde a una necessità espressiva, ogni gesto della mano è parte di una costruzione più ampia. La chitarra non viene trattata come semplice strumento melodico o armonico, ma come corpo vivo, capace di articolare ritmo, colore, polifonia, percussività e canto.

‍La grandezza di Carlevaro sta proprio nell’aver trasformato la tecnica in pensiero. La sua scuola non mira alla meccanica fine a se stessa, ma a una maggiore libertà dell’interprete. Il controllo del movimento, l’attenzione alla postura, la ricerca del suono e la razionalizzazione dei procedimenti esecutivi non sono mai elementi separati dalla musica, ma strumenti per raggiungere una più profonda naturalezza espressiva. Questa visione attraversa anche le sue composizioni, nelle quali la scrittura nasce da una conoscenza totale della chitarra e delle sue possibilità.

‍Il repertorio di Carlevaro unisce due anime complementari: da un lato la modernità della ricerca tecnica e formale, dall’altro il legame con la cultura musicale latinoamericana e rioplatense. La sua musica non rinuncia mai alla dimensione del ritmo, della danza, della memoria popolare, ma la trasforma attraverso un linguaggio controllato, essenziale, spesso severo. Non vi è folclore decorativo, né colore locale usato come superficie: gli elementi popolari diventano materia compositiva, struttura interna, impulso vitale del discorso.

‍Nei Preludios Americanos si coglie con chiarezza questa sintesi. Il titolo richiama un orizzonte ampio, non limitato a un riferimento nazionale, ma aperto a una geografia musicale dell’America latina intesa come spazio di memoria, tensione e identità. Ogni preludio possiede un carattere preciso e al tempo stesso partecipa a una visione unitaria: il canto, il ritmo, la risonanza, il gesto tecnico e la forma breve si fondono in pagine di grande concentrazione. La scrittura è idiomatica, ma mai compiacente; essenziale, ma ricca di tensioni interne.

‍In opere come Cronomías emerge invece il lato più sperimentale e strutturale di Carlevaro. Il rapporto con il tempo, con l’articolazione ritmica e con la percezione del gesto diventa elemento centrale. La musica sembra organizzarsi intorno a impulsi, frammenti, cellule, tensioni che si accumulano e si trasformano. La chitarra viene spinta verso una dimensione più astratta e moderna, ma senza perdere il contatto con la sua fisicità. Anche qui il pensiero compositivo nasce dal corpo dello strumento, dalla sua risposta, dalle sue risonanze.

‍Le pagine legate alla milonga, al malambo o ad altre forme della tradizione rioplatense mostrano un altro aspetto fondamentale del compositore. Carlevaro non guarda alla musica popolare come a un repertorio da citare, ma come a una grammatica profonda del ritmo e del gesto. La pulsazione, l’accento, l’energia della danza e il rapporto tra movimento e suono vengono assorbiti in una scrittura concertistica rigorosa. Il risultato è una musica che conserva una radice fortemente identitaria, ma parla un linguaggio pienamente moderno.

‍Il fascino di questo repertorio sta anche nella sua apparente essenzialità. Carlevaro non cerca l’effetto ornamentale o il virtuosismo brillante in senso tradizionale. La difficoltà è spesso più sottile: controllo del peso, chiarezza delle voci, precisione dell’attacco, gestione delle risonanze, equilibrio tra tensione ritmica e libertà del fraseggio. L’interprete è chiamato a rendere evidente il pensiero interno della scrittura, evitando sia l’aridità analitica sia l’eccesso espressivo.

‍In questo senso, affrontare Carlevaro significa misurarsi con una musica che chiede intelligenza strumentale prima ancora che virtuosismo. Ogni brano contiene una riflessione sul rapporto tra corpo, suono e forma. La mano non è semplice mezzo tecnico, ma luogo in cui il pensiero musicale prende vita. La chitarra diventa così uno strumento di precisione e di immaginazione, capace di trasformare il gesto fisico in architettura sonora.

‍Cristiano Poli Cappelli affronta questo repertorio valorizzandone la duplice natura: da un lato il rigore della costruzione, dall’altro la vitalità ritmica e poetica. La sfida consiste nel far emergere la chiarezza della scrittura senza irrigidirla, nel restituire la forza della tradizione latinoamericana senza renderla esteriore, nel mantenere il controllo tecnico senza sacrificare la libertà del respiro musicale. È un equilibrio sottile, perché in Carlevaro tutto è pensato, ma nulla deve apparire meccanico.

‍Il valore del disco sta proprio nella possibilità di ascoltare Carlevaro come compositore, non soltanto come teorico o didatta. Spesso il suo nome viene associato soprattutto alla rivoluzione tecnica e alla formazione chitarristica, ma le sue opere mostrano una personalità musicale autonoma, capace di unire rigore, identità culturale e profonda conoscenza dello strumento. La tecnica, nelle sue mani, non è mai separata dalla poesia del suono.

‍Questa pubblicazione invita quindi a riconsiderare Carlevaro come una delle voci fondamentali della chitarra del Novecento. La sua musica non appartiene soltanto alla storia della didattica, ma a quella del repertorio concertistico. In essa la chitarra diventa laboratorio di pensiero, strumento di memoria, spazio di ricerca e luogo di sintesi tra corpo e suono.

‍Il disco di Cristiano Poli Cappelli restituisce con chiarezza questa dimensione: non un Carlevaro puramente “metodico” o tecnico, ma un autore vivo, complesso, capace di trasformare la conoscenza più profonda dello strumento in forma musicale. Un repertorio che conferma quanto la chitarra possa essere, al tempo stesso, disciplina, canto, ritmo, gesto e immaginazione.

 

Assolo Produzioni Musicali

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