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Maurizio Di Chio - Nicola Pignatiello:

BAROQUE FLOWERS

 (Da Vinci Classics)

‍Baroque Flowers nasce come un progetto di grande raffinatezza, costruito intorno al dialogo tra musica, immagine e mondo simbolico dei fiori. Il sottotitolo, Floreal Dialogues of Affetti in 17th- and 18th-century Music, suggerisce subito la prospettiva dell’intero lavoro: non una semplice raccolta di pagine barocche per viola da gamba e tiorba, ma un percorso in cui ogni brano diventa immagine, colore, gesto affettivo, frammento di un paesaggio interiore. Ogni brano è associato a un sentimento e ogni sentimento a un fiore dipinto che, nel linguaggio dei fiori, lo incarna simbolicamente.


‍Nel pensiero musicale del Seicento e del Settecento, gli affetti rappresentano il cuore stesso dell’espressione. La musica non mira soltanto a intrattenere, ma a muovere l’animo, a dare forma a passioni, turbamenti, delicatezze, malinconie, slanci e sospensioni. In questo disco tale dimensione viene accostata al linguaggio simbolico dei fiori, non intesi come puro ornamento, ma come presenze poetiche: immagini di bellezza fragile, memoria, desiderio, transitorietà e contemplazione.


‍La scelta dell’organico, viola da gamba e tiorba, contribuisce in modo decisivo alla natura intima del progetto. Sono strumenti capaci di parlare con voce raccolta, sottile, profondamente umana. La viola da gamba porta con sé un colore caldo, vocale, malinconico, adatto a scolpire linee espressive e sfumature dell’affetto; la tiorba costruisce invece uno spazio armonico ampio e risonante, nel quale il basso, il ritmo e la delicatezza dell’accompagnamento diventano parte essenziale del racconto.


‍Il percorso si apre con Marin Marais, figura centrale della scuola francese della viola da gamba. La sua scrittura rappresenta uno dei vertici dell’arte strumentale barocca: elegante, nobile, ricchissima di sfumature, sempre sospesa tra canto e retorica. Nei brani tratti dalle sue Pièces de viole, la viola diventa quasi una voce teatrale, capace di trasformare ogni abbellimento, ogni sospensione e ogni inflessione in un gesto espressivo preciso. La delicatezza non è mai debolezza, ma forma superiore di controllo e profondità.


‍Con Johannes Hieronymus Kapsberger il disco si sposta verso il mondo italiano e verso l’universo della tiorba. Le Toccate dal Libro quarto d’intavolatura di chitarone mostrano una scrittura libera, mobile, quasi improvvisativa, nella quale lo strumento sembra esplorare lo spazio sonoro attraverso risonanze, accordi, ritardi e improvvise aperture armoniche.L’adattamento per viola da gamba della nona toccata illumina il brano di una luce timbrica nuova e di una profonda drammaticità mentre la decima toccata sembra aprirsi ad universi più sereni e contemplativi. Kapsberger fu uno dei grandi sperimentatori del primo Seicento: nella sua musica il gesto strumentale conserva qualcosa di imprevedibile, come se la forma nascesse direttamente dal movimento delle mani e dalla vibrazione delle corde.


‍La Ciaccona anonima conservata presso l’Archivio di Stato di Modena introduce invece il tema della danza e della ripetizione. La ciaccona, fondata su un basso ricorrente e su continue variazioni, è una delle forme più affascinanti del Barocco: un meccanismo apparentemente semplice che permette alla musica di trasformarsi senza perdere il proprio centro. In questa pagina l’affetto nasce proprio dal ritorno, dalla circolarità, dal piacere del movimento che si rinnova e muta a ogni passaggio.


‍Joseph Bodin de Boismortier rappresenta un’altra anima della musica francese del Settecento: più galante, più luminosa, spesso attraversata da una grazia immediata e comunicativa. La sua Suite in sol maggiore conserva il gusto per la forma chiara, per la danza, per l’equilibrio tra eleganza e leggerezza. La viola da gamba, sostenuta dalla tiorba, non cerca qui l’effetto drammatico, ma una conversazione misurata, nella quale ogni frase sembra disegnare una curva naturale, come il profilo di un fiore osservato da vicino.


‍Con Benedetto Marcello il discorso assume una diversa intensità cantabile. La Sonata VI in sol maggiore appartiene a un mondo in cui la scrittura strumentale conserva un rapporto profondo con la voce. Anche qui l’adattamento per Viola da gamba di questa sonata, originariamente pensata per il violoncello, la restituisce alle nostre orecchie con una naturalezza capace di aprire prospettive timbriche e musicali di grande profondità. Marcello, compositore veneziano e autore di grande cultura, unisce chiarezza formale, nobiltà melodica e sensibilità teatrale. In questa pagina il dialogo tra viola da gamba e tiorba appare particolarmente espressivo: la linea melodica si distende con naturalezza, mentre il continuo sostiene e orienta il respiro dell’intera architettura.


‍Robert de Visée introduce nel programma il legame tra musica strumentale, corte francese e teatro. La sua Entrée d’Apollon, tratta dal mondo di Lully, porta con sé il senso della danza nobile, del gesto cerimoniale, della luce teatrale controllata. De Visée, chitarrista, tiorbista e musicista della corte di Luigi XIV, seppe trasformare il linguaggio del teatro e della danza in pagine di grande eleganza strumentale. Qui la tiorba non accompagna soltanto: evoca uno spazio scenico, una presenza, una misura regale.


‍Antoine Forqueray chiude idealmente questo percorso con una scrittura più intensa, virtuosistica e carica di tensione. La sua musica per viola da gamba appartiene a un universo più scuro e drammatico rispetto a quello di Marais, quasi una retorica degli affetti spinta verso il limite dell’espressione. In Forqueray la viola sembra talvolta assumere un carattere quasi teatrale, inquieto, capace di passare dalla gravità al virtuosismo, dalla densità armonica alla forza del gesto. È una musica che non contempla soltanto la bellezza, ma ne mostra anche il lato instabile, cangiante, fragile.


‍Il valore di Baroque Flowers sta proprio nella capacità di unire repertori e atmosfere diverse in un unico discorso poetico. Le pagine francesi, italiane e tedesche non vengono accostate come semplici esempi di stile barocco, ma come diversi modi di intendere l’affetto musicale: delicate passioni, tempo che sfiora e travolge, danza, amore nelle sue molte forme, riflessi mutevoli del cuore. Ogni brano diventa così un fiore simbolico, una figura sonora capace di custodire un’emozione.


‍La difficoltà interpretativa di un progetto simile non risiede soltanto nella correttezza stilistica o nella padronanza del linguaggio antico. Ciò che conta è la capacità di far emergere la vita interna di questa musica senza irrigidirla in una lettura museale. Il Barocco qui non appare come un repertorio lontano, ma come una lingua ancora viva, fatta di respiro, retorica, colore, silenzio e movimento.


‍Maurizio Di Chio e Nicola Pignatiello affrontano questo percorso con attenzione cameristica e sensibilità timbrica. La viola da gamba e la tiorba si incontrano in un equilibrio sottile: ora la linea melodica emerge con chiarezza, ora il continuo diventa spazio di risonanza, ora i due strumenti sembrano fondersi in un unico gesto contemplativo. Il risultato è un ascolto intimo, concentrato, nel quale ogni dettaglio acquista valore.


‍Baroque Flowers è dunque un disco che invita a un ascolto lento e sensibile. I fiori evocati dal titolo non sono decorazioni, ma immagini dell’affetto: splendori brevi, forme delicate, presenze destinate a mutare e svanire. Allo stesso modo, la musica barocca qui raccolta vive nella tensione tra bellezza e transitorietà, tra gesto e memoria, tra forma e sentimento.


‍Ne nasce una pubblicazione elegante e profondamente poetica, capace di mettere in dialogo arti, epoche e sensibilità diverse. Attraverso Marais, Kapsberger, Boismortier, Marcello, de Visée, Forqueray e le suggestioni anonime della tradizione manoscritta, Baroque Flowers restituisce un piccolo teatro degli affetti, nel quale viola da gamba e tiorba parlano una lingua comune: quella fragile, luminosa e intensa della bellezza che passa.

 

Assolo Produzioni Musicali

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